Cronaca

L’amico del 21enne picchiato a Barcellona: “Non dimentico quei pugni quando era già a terra”

L'ingresso a SeaSea Club
L'ingresso a SeaSea Club 

La testimonianza di Alessandro, che era con Nicola Maggiotto la sera dell’aggressione fuori dal locale al Port Forum

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Barcellona – “La cosa che mi ha segnato più di tutto e che non mi tolgo dalla testa è stato vedere Nicola già per terra, che non si muoveva più e la violenza con cui in sei o sette attorno a lui lo prendevano a calci e pugni, una cosa da animali”. Alessandro Beltrame, 20 anni da compiere la prossima settimana, elettricista dopo gli studi finiti da poco, è l’amico di Nicola Maggiotto che ha ricordi un po’ più nitidi di quanto successo la sera del 12 agosto quando il 21enne di Asolo, nel Trevigiano, è stato aggredito alle spalle con un pugno sulla nuca all’uscita di un locale al Port Forum di Barcellona, in un club e una zona della città a forte densità turistica. Erano lì in otto amici, tutti veneti della stessa compagnia, partiti dal Trevigiano per una vacanza nella settimana di Ferragosto. Nicola è ancora ricoverato all’Hospital del Mar, in lieve miglioramento ma ancora in coma farmacologico.

Alessandro, come sta dopo quello che è successo?

“Cerco di aiutare Nicola, sto cercando di dare una mano il più possibile alla polizia di Barcellona, mi stanno chiedendo qualche riscontro per riconoscere persone ma faccio fatica a mettere a fuoco. È come se il cervello avesse cancellato i dettagli, sarà stato il trauma. Comunque qualche riscontro l’abbiamo fornito, nel numero delle persone e in certi casi anche nell’identikit”.

Cosa ricorda di quella sera nel locale di Barcellona?

“Ci avevano consigliato questo posto con la piscina perché c’era una festa, la serata la organizza un pr italiano. Abbiamo pensato “che figata” e siamo andati. E invece se tornassi indietro non ci andrei più sicuramente”.

Cos’è successo quando siete usciti?

“I buttafuori ci hanno fatto uscire intorno alle 21.50 perché alle 22 il posto chiude. Una volta fuori abbiamo iniziato a parlare con alcuni ragazzi. Non li avevamo visti prima dentro al locale, li abbiamo incontrati soltanto fuori dopo la serata”.

Erano usciti come voi dal SeaSea club?

“Credo di si, direi all’80, 90 per cento, ma non posso esserne sicuro. Noi siamo entrati in contatto con loro sulle scale fuori dal locale che portano verso l’uscita del porto e a prendere i taxi”.

Potrebbero essere stati già fuori, quindi?

«Non posso escluderlo, la mia sensazione è che fossero usciti come noi in quel momento ma magari nel locale nemmeno c’erano”.

Cosa vi siete detti?

“Io ho parlato con uno di loro dei Mondiali di calcio, una chiacchiera amichevole, una cosa tipo “la Spagna è fortissima ha vinto, l’Italia non è nemmeno entrata”. Abbiamo parlato in inglese perché nessuno di noi parla spagnolo. Eravamo avanti rispetto agli altri, una decina di metri almeno. Poi ho visto che lui si è fermato e si è voltato. E mi sono girato anche io”.

Cos’ha visto?

“C’era Nicola che stava litigando con alcuni ragazzi. Non sono riuscito a sentire cosa si dicessero. E poco dopo ho visto un ragazzo prendere la rincorsa e colpirlo sulla testa, da dietro”.

E cos’ha fatto?

“Sono corso là, ho visto Giuseppe (l’altro amico, ferito leggermente allo zigomo, ndr) che si è messo in mezzo, poi ho visto entrambi andare per terra, che venivano picchiati. Io mi sono detto: ‘Meglio che non mi metto in mezzo anche io’, ho cercato solo di dividerli, di fare la cosa che mi pareva più saggia. E sono scappati via”.

Vi ha aiutato qualcuno?

“I buttafuori erano già andati via, per fortuna una coppia si è fermata, ho chiamato gli altri cinque nostri amici che erano andati avanti a prendere il taxi anche perché in quel momento io ho avuto un attacco di panico, e abbiamo chiamato i soccorsi”.

Di che nazionalità erano i ragazzi che hanno picchiato Nicola e Giuseppe?

“In quel momento ho subito detto ai miei amici che erano marocchini, così mi hanno riferito. Oggi, un po’ per lo shock, non ho un ricordo chiarissimo. Però appena successo ho subito detto così e quindi credo sia così. Di sicuro ricordo bene prima dell’aggressione che tra di loro parlavano in spagnolo”.

Ha un’idea di cosa possa aver portato alla lite?

“Proprio no, solo Nicola può saperlo, io ero troppo lontano, Giuseppe ha ancora meno ricordi di me e gli altri cinque del gruppo erano ai taxi. Ci ho riflettuto a lungo, mi fa star male non ricordare tutto bene, fatico a mettere a fuoco le facce di quei ragazzi, ma è come se avessi cancellato i dettagli, forse il trauma. Però c’è un fatto”.

Quale?

“Quando abbiamo detto che siamo italiani loro hanno cambiato totalmente il modo di porsi, questo lo ricordo bene, come se volessero un po’ sfotterci e più aggressivi”.

Avevate bevuto molto?

“Un po’ ma non tanto”.

Da quanto conosce Nicola e gli altri?

“Un po’ da sempre. Nicola e Giuseppe giocavano a rugby assieme, ma tutti usciamo sempre assieme, siamo nella stessa compagnia. Io sono di Alvitole, che è attaccato ad Asolo, siamo tutti delle stesse zone”.

All’inizio qualcuno ha ipotizzato che c’entrassero i fatti di Ceuta, sull’onda dei dissidi tra Madrid e Roma. Che ne pensa, avete avuto qualche percezione in questo senso?

“Assolutamente no, l’ho sentita anche io dopo come ipotesi ma noi non abbiamo vissuto niente di niente che possa far pensare a un odio verso gli italiani”.

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