Nella notte, sulla Cima Ovest delle Tre Cime di Lavaredo, un alpinista non riesce più a proseguire. Ha incontrato difficoltà durante la salita e, soprattutto, nella discesa lungo la via normale. È stanco, bloccato, non può tornare indietro da solo. Scatta l’allarme, decolla l’elicottero, l’uomo viene recuperato e risulta illeso.
Sul Gran Sasso, invece, cinque escursionisti vengono sorpresi da un violento temporale estivo a circa 2.600 metri di quota. Chiamano il 112, poi si spostano in una zona senza copertura telefonica e diventano irraggiungibili. I tecnici del Soccorso alpino salgono a piedi, li trovano in buone condizioni all’interno delle tende. I cinque, una volta raggiunti, rifiutano anche di essere accompagnati a valle.
Sono due episodi realmente accaduti e raccontati nel luglio scorso da Club alpino italiano (Cai) e Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas). Non significa che siano stati giuridicamente classificati come “colpa grave”. Mostrano però quanto un margine di tempo troppo ridotto, la sottovalutazione della stanchezza, il mancato controllo del meteo o una cattiva gestione della chiamata possano mettere in moto una macchina complessa e rischiosa. Una macchina composta da volontari, sanitari, piloti, tecnici, mezzi a terra ed elicotteri. E che, mentre cerca chi ha lanciato l’allarme, potrebbe essere necessaria altrove. Cai e Cnsas hanno ricostruito entrambi i casi nel loro richiamo sulla sicurezza del 15 luglio 2026.
Il record degli interventi
Il problema non può essere liquidato con la caricatura dell’escursionista in infradito. Nel 2025 il Soccorso alpino ha compiuto 13.037 missioni, l’8 per cento in più rispetto al 2024: il valore più alto mai registrato. I morti sono stati 528, i feriti 9.624, i dispersi 140. Ma ben 4.231 persone sono state recuperate illese .Questo ultimo dato va interpretato con cautela. “Illeso” non significa necessariamente “soccorso inutile”: una persona bloccata su una parete, sorpresa dal buio su un tratto esposto o disorientata durante un temporale può trovarsi in serio pericolo pur non avendo ancora riportato lesioni. Tra le cause degli interventi, tuttavia, compare anche l’“incapacità durante l’attività”, che pesa per l’8,1 per cento dei casi. L’escursionismo, con il 43,6 per cento dei casi, è di gran lunga l’attività più coinvolta. I dati sono contenuti nel rapporto Cnsas sull’attività del 2025.
Dietro questi numeri ci sono incidenti inevitabili, malori imprevedibili e condizioni ambientali cambiate all’improvviso. Ma anche uscite iniziate troppo tardi, percorsi scelti sulla base di un video visto sui social, difficoltà tecniche sottovalutate, batterie scariche, attrezzature inadatte e allerte meteo ignorate.
La nuova regola nazionale
Dal primo gennaio 2026 è entrata in vigore una novità importante. La legge di Bilancio, la numero 199 del 30 dicembre 2025, stabilisce che chi determina un intervento di ricerca, soccorso o salvataggio per dolo o colpa grave, oppure presenta una richiesta immotivata o ingiustificata, può essere chiamato a rimborsarne il costo. Sia per gli interventi della Guardia di Finanza, che della Polizia di Stato e dei Carabinieri. Ma c’è anche una modifica che riguarda i vigili del Fuoco e Guardia costiera. La legge però non trasforma in servizio a pagamento ogni intervento del Cnsas o dell’elisoccorso sanitario regionale. Il Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico ha precisato di non chiedere denaro alle persone recuperate e di non decidere gli eventuali addebiti. Eventuali pagamenti sono stabiliti dalle Regioni e dalle Province autonome e vengono applicati dalle aziende sanitarie. A livello nazionale, invece, il primo tariffario diventato concretamente operativo è quello della Guardia di Finanza.
Quattromila euro per un’ora di elicottero
Il decreto del ministero dell’Economia del 24 luglio 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 3 agosto ed entrato in vigore il giorno successivo, ha trasformato il principio della legge in un vero listino dei costi. Per il personale si parte da circa 30 euro l’ora per finanzieri e appuntati, si sale con il grado fino a circa 60 euro per gli ufficiali superiori e si arriva intorno ai 70 euro per alcuni reparti specializzati aeronavali. Gli interventi di durata inferiore a sessanta minuti vengono conteggiati comunque come un’ora. A far lievitare la fattura sono soprattutto i mezzi. Una motoslitta costa circa un euro e mezzo a chilometro; un pattugliatore della Guardia di Finanza può superare i mille euro l’ora. Per un mini drone si rimane sotto i cento euro, mentre un elicottero bimotore può superare i quattromila euro l’ora e un aereo turboelica può sfiorare i cinquemila. A queste cifre possono sommarsi personale, veicoli, carburante e attrezzature. Il decreto e il relativo allegato tariffario sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale.
Per ora, dunque, non esiste ancora un unico listino applicabile indistintamente a tutti i corpi. Al 20 agosto 2026 risultano adottate le tariffe della Guardia di Finanza, mentre mancano ancora i decreti per Polizia, Carabinieri e Guardia costiera. Lo conferma il monitoraggio dei provvedimenti attuativi della Presidenza del Consiglio.
Che cosa significa davvero “colpa grave”
La legge nazionale non contiene un catalogo delle scarpe vietate, delle condizioni meteorologiche proibite o dei sentieri sui quali una chiamata diventa automaticamente a pagamento. “Colpa grave” è una soglia giuridica, non un’etichetta da applicare a ogni errore. Non basta avere sbagliato strada, avere calcolato male i tempi o essere stati sorpresi da un imprevisto. Deve emergere una violazione particolarmente evidente delle regole elementari di prudenza, con un pericolo prevedibile ed evitabile e un legame diretto tra quella condotta e l’intervento diventato necessario.
Possono pesare, nella valutazione: l’inosservanza di un divieto di accesso o di un’ordinanza di chiusura; l’ingresso in un’area esposta a valanghe nonostante un’allerta ufficiale particolarmente elevata; la scelta di un itinerario manifestamente superiore alle proprie capacità; l’assenza dell’attrezzatura indispensabile e prevista per quella specifica attività; l’avvio di un’escursione impegnativa quando il peggioramento meteorologico è già annunciato e imminente; una richiesta di soccorso lanciata senza un pericolo reale, per ottenere semplicemente un trasporto più comodo o veloce.
Nessuno di questi elementi, preso isolatamente, costituisce sempre e comunque colpa grave. Un paio di scarpe da ginnastica può essere inadeguato su un ghiacciaio e perfettamente normale su una strada forestale; il sopraggiungere del buio può derivare da una partenza irresponsabilmente tardiva oppure da un infortunio, da una frana o da un rallentamento imprevedibile.
Anche la stanchezza non rende automaticamente abusiva la chiamata. Se una persona non è più in grado di proseguire e la situazione può evolvere in un pericolo concreto, il 112 va contattato. Ritardare l’allarme per paura del conto può trasformare una difficoltà gestibile in un’emergenza molto più grave.
Lo stesso vale per il procurato allarme: non scatta semplicemente perché il soccorso trova la persona incolume. Il reato riguarda l’annuncio di un disastro, di un infortunio o di un pericolo inesistente capace di attivare l’autorità. Una richiesta presentata in buona fede davanti a un rischio ragionevolmente percepito è un’altra cosa.
In mare la norma è ancora più esplicita
Per la Guardia costiera la legge utilizza una formulazione dettagliata. Il pagamento potrà essere richiesto quando l’intervento deriva da una chiamata immotivata oppure quando dagli accertamenti preliminari emerge, anche in via presuntiva, una condotta “gravemente imprudente, negligente, contraria alle norme di sicurezza della navigazione o determinata da imperizia”.
È il corrispettivo marittimo delle escursioni improvvisate: uscire con condizioni proibitive nonostante gli avvisi, navigare senza le dotazioni obbligatorie, ignorare un’ordinanza, non controllare carburante, motore e batterie o utilizzare un’imbarcazione palesemente inadatta. Anche qui, però, un’avaria meccanica non dimostra da sola la negligenza: dovranno essere ricostruite manutenzione, condizioni della barca, meteo, decisioni del comandante e causa dell’emergenza.
L’obbligo di salvare le persone in pericolo non viene meno. La Guardia costiera interviene prima; l’eventuale accertamento delle responsabilità e il conto arrivano dopo. Il relativo decreto tariffario, peraltro, non è stato ancora emanato.
In Lombardia
Le regole nazionali si aggiungono a sistemi regionali già esistenti. In Lombardia, la legge regionale numero 5 del 2015 e la delibera di Giunta X/4340 prevedono una compartecipazione quando l’intervento in ambiente impervio non è seguito dalla necessità di accertamenti diagnostici o di prestazioni sanitarie in Pronto soccorso.
Il criterio, quindi, non è semplicemente “codice giallo e rosso gratis, codice bianco a pagamento”. Conta ciò che viene effettivamente riscontrato e la necessità sanitaria successiva al recupero. Per una squadra a terra del Cnsas il riferimento è di 66,50 euro l’ora per i residenti lombardi e 95 euro per i non residenti. Per l’elisoccorso si passa rispettivamente a 1.050 e 1.500 euro l’ora. Esiste però un tetto: 420 euro per i residenti e 600 per chi arriva da fuori regione.
Quando viene riconosciuto un comportamento imprudente, tariffe e massimali aumentano del 30 per cento. Il limite può quindi raggiungere 546 euro per un residente e 780 per un non residente. La valutazione delle condizioni per l’addebito spetta alla sala operativa regionale, in coordinamento con l’équipe sanitaria e, per l’imprudenza, con il Cnsas.
In Piemonte, Trentino e Alto Adige
Il Piemonte prevede invece l’intero costo per le chiamate totalmente immotivate e una compartecipazione fino a mille euro quando il soccorso è provocato da attrezzatura inadeguata, scelta di percorsi incompatibili con le proprie capacità o mancato rispetto di indicazioni, divieti e limitazioni. In Trentino, per un escursionista incolume ma in grave pericolo ambientale il ticket dell’elisoccorso è di 750 euro; una chiamata totalmente inappropriata può essere tariffata tra 98 e 140 euro per minuto di volo. In Alto Adige la compartecipazione è di 100 euro per un intervento giustificato e può arrivare a mille euro quando non viene accertata l’urgenza. Sono sistemi diversi, costruiti nel tempo, che continuano a convivere con la nuova disciplina statale.
Il costo più alto
Una richiesta evitabile non consuma soltanto carburante. Espone i soccorritori, soprattutto nelle operazioni notturne, in parete, durante un temporale o con scarsa visibilità. Occupa un elicottero, una squadra sanitaria e tecnici che, nello stesso momento, potrebbero essere chiamati per un infarto, una caduta o un disperso. La nuova stretta prova a tracciare un confine: l’incidente resta un incidente e chi è in pericolo deve chiedere aiuto; l’emergenza costruita con una negligenza macroscopica o addirittura inventata può invece avere un prezzo.