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Nodulo polmonare: cos'è e quali sono i sintomi della malattia di Franco Baresi

Franco Baresi
Franco Baresi 

Spesso non dà sintomi. Ecco quando può essere sospetto, quali esami servono per identificarne la natura e chi dovrebbe sottoporsi a controlli mirati

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Per milioni di tifosi Franco Baresi è stato molto più di un calciatore. È stato il capitano, il numero 6, il simbolo di un modo elegante e coraggioso di stare in campo. La sua morte, avvenuta dopo oltre un anno di malattia, riporta oggi l’attenzione sulla “nodulazione polmonare”, che gli era stata diagnosticata durante alcuni controlli di routine. Nell’agosto 2025 era stato lo stesso Milan a comunicare che Baresi era stato sottoposto all’asportazione della lesione con un intervento mini-invasivo. Dopo la valutazione oncologica, era stata indicata una terapia con un farmaco immunoterapico.

Ma che cosa significa esattamente nodulazione polmonare? E perché la parola nodulo, da sola, non permette di capire la natura e la gravità della malattia?

Il nodulo è un’immagine, non ancora una diagnosi

Con l’espressione nodulo polmonare si indica una piccola area più densa rispetto al tessuto circostante, individuata attraverso una radiografia o, più frequentemente, una Tac del torace. “Il nodulo polmonare è innanzitutto la descrizione di un’immagine radiologica, non una diagnosi di per sé”, chiarisce Massimo Di Maio, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom).

In genere si parla di nodulo quando il diametro non supera i tre centimetri; oltre questa misura si usa più propriamente il termine massa. Il nodulo è, quindi, prima di tutto un reperto radiologico. È qualcosa che appare in un’immagine, ma che può avere origini molto diverse. Per stabilire se sia benigno o maligno servono ulteriori valutazioni e, in alcuni casi, un esame istologico del tessuto.

Non tutti i noduli sono tumori

La scoperta di un nodulo polmonare suscita inevitabilmente preoccupazione, ma non equivale automaticamente a una diagnosi di cancro. “Un nodulo può essere la cicatrice lasciata da una vecchia infezione, un granuloma, un’area infiammatoria o fibrotica oppure, meno frequentemente, un tumore benigno. In altri casi può rappresentare un tumore primitivo del polmone o una metastasi proveniente da un altro organo”, spiega l’oncologo. La parola ‘nodulazione’, dunque, non indica una specifica malattia.

“Un nodulo - prosegue Di Maio - può corrispondere a un tumore primitivo del polmone, ma anche a una metastasi proveniente da un altro organo oppure a una lesione non tumorale. Per questo è importante arrivare a una diagnosi precisa”.

Spesso non provoca sintomi

Molti noduli polmonari vengono scoperti casualmente, proprio come è avvenuto per Baresi, durante accertamenti eseguiti per altri motivi o nell’ambito di controlli di routine. I noduli di piccole dimensioni, infatti, spesso non provocano sintomi. “Quando compaiono tosse persistente, sangue nell’espettorato, dolore al torace o difficoltà respiratoria, è necessaria una valutazione medica, ma questi segnali non sono specifici e possono dipendere anche da molte altre condizioni”, spiega Di Maio.

Molto spesso, però, il nodulo è asintomatico e viene scoperto casualmente: “Può accadere, per esempio, durante una radiografia del torace effettuata prima di un intervento chirurgico. In questi casi l’immagine sospetta deve essere approfondita per stabilirne la natura”. L’aumento dell’uso della Tac ha portato a individuare sempre più frequentemente noduli molto piccoli, che in passato sarebbero rimasti invisibili. Il problema diventa allora capire quali richiedano soltanto un controllo nel tempo e quali invece debbano essere approfonditi rapidamente.

Come si valuta il rischio

Per stimare la probabilità che un nodulo sia maligno, i medici considerano diversi elementi. Contano le dimensioni, la forma, la densità, la sede e l’aspetto dei margini. Un nodulo con contorni regolari e calcificazioni tipiche può risultare meno sospetto di una lesione irregolare. È fondamentale anche il confronto con eventuali immagini precedenti.

“Un nodulo che rimane stabile nel tempo - precisa il presidente Aiom - tende a destare meno preoccupazione rispetto a una lesione che aumenta di volume. La valutazione non riguarda, però, soltanto la Tac. Devono essere considerate anche l’età della persona, l’abitudine al fumo, l’eventuale presenza di tumori precedenti, la familiarità e le esposizioni professionali o ambientali”.

Come si fa la diagnosi

Qual è il percorso corretto per arrivare alla diagnosi? “Esistono criteri stabiliti dalle Linee guida. La scelta dipende soprattutto dalle dimensioni del nodulo, dalla sua posizione e dalle caratteristiche radiologiche”, risponde Di Maio. “Se la lesione è molto piccola, può essere indicato un monitoraggio nel tempo attraverso Tac successive, per verificare l’eventuale crescita. Negli altri casi può essere necessario ottenere un campione di tessuto mediante biopsia oppure procedere all’asportazione chirurgica”.

La modalità del prelievo viene scelta in base alla misura e alla sede della lesione. “Quando è necessario - spiega il presidente Aiom - il prelievo di tessuto attraverso una biopsia permette non soltanto di identificare la malattia, ma anche di acquisire informazioni utili per scegliere il trattamento più appropriato”.

Quando preoccuparsi

Quando una radiografia o una Tac evidenziano un nodulo, quali caratteristiche fanno pensare che possa essere sospetto? “La valutazione dipende da diversi elementi, a cominciare dalle dimensioni e dalla sede del nodulo”, risponde Di Maio. “È importante anche verificare se la lesione rimane stabile o cresce nel tempo. Un nodulo molto piccolo può essere seguito con controlli radiologici periodici; se invece aumenta di dimensioni o presenta caratteristiche sospette, diventa necessario procedere con ulteriori accertamenti”.

Il fumo resta il principale fattore di rischio

Il fumo di tabacco rappresenta il principale fattore di rischio per il tumore del polmone, ma la malattia può colpire anche chi non ha mai fumato. Altri fattori comprendono l’esposizione al radon, all’amianto e ad alcune sostanze cancerogene presenti negli ambienti di lavoro, oltre all’inquinamento atmosferico e alla predisposizione individuale. Per i forti fumatori e gli ex fumatori ad alto rischio, la Tac del torace a basso dosaggio può consentire di individuare alcuni tumori in una fase precoce, quando le possibilità di trattamento sono maggiori.

Quando controllarsi

Chi dovrebbe sottoporsi a controlli mirati? “Nelle persone che non hanno mai fumato e che non presentano particolari esposizioni professionali a sostanze cancerogene, come alcuni metalli pesanti, al momento non sono raccomandati esami specifici di screening”, risponde Di Maio. “Per i forti fumatori e per gli ex fumatori ad alto rischio, invece, l’esame indicato è la Tac del torace a basso dosaggio, che è molto sensibile nell’individuare noduli di piccole dimensioni”.

E poi ci sarebbe lo screening del tumore del polmone oggi rivolto alle persone con una significativa storia di fumo, ma non ancora offerto in modo uniforme e universale su tutto il territorio. “Quando viene individuato un nodulo molto piccolo, generalmente lo si controlla nel tempo; se si osserva una crescita, si procede con gli approfondimenti necessari”, aggiunge Di Maio.

Non allarmarsi, ma non ignorarlo

La morte di Baresi non deve trasformare ogni piccolo nodulo in una condanna anticipata. La maggior parte delle nodulazioni scoperte casualmente non è necessariamente maligna e ogni caso ha una storia diversa. Il messaggio corretto è un altro: un nodulo polmonare non deve essere né sottovalutato né interpretato senza gli accertamenti necessari. Deve essere studiato considerando le sue caratteristiche, l’eventuale evoluzione nel tempo e il profilo di rischio della persona. Solo il percorso diagnostico e l’esame del tessuto possono dire che cosa si nasconde davvero dietro quella piccola ombra comparsa in una Tac.